UN EBREO

Un ebreo è come niente
solo una razza da eliminare
una macchia sulla faccia della terra
usati per i lavori più stancanti
trattati come animali , o forse peggio
costretti ogni giorno a vivere come se fosse l'ultimo
erano come una creatura indifesa
che non poteva reagire, sotto la dittatura tedesca.
Così volevano ridurre gli ebrei.

Giacomo Sgubbi, III B

ATTRAVERSANDO IL DOLORE

Ho freddo, ho fame
mi sembra un inferno,
dov’è la mia dolce casa, calda e soffice?

Ho paura, sto tremando.
Devo dimenticare qualcosa che mi appartiene,
la mia vita e non riesco a capire come.

Non ricordo, non vedo;
chi è quello? Povero,
ridotto in quelle condizioni;
infreddolito, con lo sguardo agghiacciante:
oh, no, sono io!

Sono afflitto, sono arrabbiato,
perché sono qua, cosa ho fatto di male?
Non ricordo, non vedo.

Sono un oggetto, sono un numero,
non mi riconosco più;
sono il 115.177 e sono frustrato…

il dolore mi affligge,
mi sento solo; c’è silenzio
sono preso dall’angoscia,
mi viene da piangere…

Carolina Zanni, IIIB

 

IO EBREO

Ero a Fossoli
E mi hanno preso per farmi morire
Gli organi mi stanno marcendo
Mentre ad Aushwitz venivo deportato
Ebreo mi hanno dichiarato
Nelle camere a gas mi avrebbero portato
Se io non fossi scappato,
grazie ai russi mi sono liberato.
Quando a casa sono tornato
Mio padre non mi ha ricordato
E io mi sono amareggiato
Allora gli dissi:<< eccomi qua sono tornato!!!>>


Fontana Maicol, III B

 

I deportati sono trattati come animali,
da mangiare gli davano i resti di bucce di patate
al mattino un’acqua calda e nera da bere
le loro giornate solo lavoro pesante
in un letto dormivano in quattro
erano chiamati con un numero
la loro vita era il lavoro
le loro vite cominciavano a spegnersi.

Limaj Ardit, IIIB

 

Ricordandoli
ho paura
e pensando alla fatica
tremo.
Vedo nero
come la paura
e tremo
come se fossi stremato.
Non ce la farei
a dormire in un pagliericcio,
non ce la farei
a mangiare le briciole.
Fatica, stanchezza, fame
sono come la morte,
Fossoli
è come l’inferno.
Hitler
è come Satana
e i nazisti
sono come i suoi seguaci.
L’odiata svastica impiccata
AAARGH
è finita,
il mostro è sconfitto
e il ragno schiacciato.
Ecco i russi,
la libertà,
la felicità
finalmente.


Federico Santucci, III B

In quel posto

Là nelle aperte campagne,
c’era un posto,
un posto di morte,
io ero impaurito,
ma anche curioso,
in quel posto,
non esisteva colore,
e al di sopra di esso,
il cielo era buio,
io avevo timore di quel posto,
ma chiunque avrebbe avuto paura,
perché quel posto era la morte.


In quel posto,
non esisteva calore,
tutto era freddo,
da quel posto,
io ero inquietato,
e pure stupito dall’orrore,
in quel posto non c’era un’uscita,
c’era solo un’ entrata,
in quel posto non esistevano più persone,
esistevano solo pezzi,
in quel posto la morte era,
la parola d’ordine.
In quel posto io piangevo,
per tutte le persone che non vedevo più,
in quel posto non c’era differenza fra la vita e la morte,
in quel posto non si poteva sognare,
in quel posto vivere era una tortura,
in quel posto ho pianto,
per me, perché ogni istante può rimanere vita o diventare morte

Mandes Alessandro, IIIB

 

Andando verso la fine
Paura SPEM! Uno sparo…
Allerta, tensione…. AAAAHHHH!
Una voce che urla di terrore
TOC TOC PUM….
Tutti costretti a lavorare
Facce infossate e zittite
Un urlo! HO FAME!
TOM…TOM…
Qualcuno è caduto…
Forse è svenuto?
Si sente anche un numero urlato…
Sarà il mio?
UGH…UGH…
Qualcuno singhiozza,
che freddo che fa
SBAM … SBAM…
Si picchiano per un sorso d’acqua?
CHE SETE!
SPEM…. Un altro sparo
Questa potrebbe essere la mia ultima frase…

Nicole Summo, III B

 

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